Ma come pensi di morire, un giorno, Narciso, senza una madre? Senza madre non si può amare, senza madre non si può morire.

Hermann Hesse
Narciso e Boccadoro
1930

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Madre e materia sono strette e quasi indistinte sorelle. Un’amica mi raccontava che, il giorno della morte della madre, sotto la doccia non sentiva più la propria carne: la materia è una, e hanno un bel parlare di materie prime. Una, come la madre. Ma-, la radice indoeuropea, sta per misurare, disporre, ordinare: ciò che nel cuore può essere tutt’uno, nel mondo delle cose si mettono in fila, una dietro l’altra, o si guardano dagli angoli della stanza.

La materia cade. Qualsiasi cosa si alzi da terra è destinato a tornarci, lo voglia oppure no. E la terra, che è la matrice di ogni materia, è la sua Alfa e la sua Omega. Scaglie di pelle, capelli morti, ritagli di unghie, muco, croste di sangue, tutto il corpo.

E’ cosa per stomaci forti la terra, così come essere madre, non è solo gioia della fioritura e del raccolto, ma anche il pantano e la morte. Madre è anche la feccia dell’aceto, o del vino. La pasta madre è un fermento, e come ogni fermento è putrefazione.

Affascina la strategia della terra: proprio come la montagna che non va dal Profeta, tutti i cadaveri e i semi vanno a lei. Anche i dormienti. Non potendo andare incontro a ognuno, La attrae indistintamente tutti.

(Eppure qualcosa si ostina a spingere verso l’alto: si veste di un gambo, di un fiore, arriva al seme e di nuovo si spoglia e tornando pura luce. Qualcosa che rimane fedele a se stesso nel suo vestirsi e spogliarsi di spoglie sempre nuove. Proprio come un fiume, dove - è ormai banale dirlo? - “non ci si bagna mai due volte nella stessa acqua”, ma rimane sempre lo stesso fiume!

Ma perché questa messa in scena, non potrebbe la luce evitare di cadere in questa pozzanghera?

Sì, potrebbe. Ma proprio per questo è la luce)