Da questo momento dell’anno, lo splendore è sempre più velato. Tornata l’ora solare, si risica il margine di luce nelle nostre giornate.Da lunedì un numero considerevole di persone, dati gli orari di lavoro, non vedrà più il sole. E mi stupisco, a volte, quanto poco sia considerato questo fattore nelle diagnosi dei “mali di stagione”.

La cosa si sa da tempo immemorabile, ma quasi nessuno fa più caso: l’anno ha una fase ascendente e una fase discendente. C’è una porta degli dèi e una porta degli uomini.Al solstizio d’estate (21 giugno), il sole attraversa la porta del Cancro. Dalla posizione più alta all’orizzonte (ovvero: il giorno più lungo e la notte più breve) comincia il su

o lento declino. E’ da qui, dicono gli astrologi, che le anime “cadono” sulla terra. Si diventa più attenti alle cose materiali, che proprio ora cominciano a sfuggire. Per questo si tenta vanamente di trattenerle.

C’è un interessantissimo articolo di René Guénon che traccia la storia delle porte solstiziali lungo le tradizioni. Ma sono dell’idea che anche in questo caso, più che l’erudizione, vale toccare la terra.

L’estate è l’inizio della fine del ciclo vitale, “lo stadio terminale”, come lo chiamava Milo De Angelis. Dopo l’esplosione della primavera, in cui la vita scoppia incontro alla luce senza paura di bruciarsi, come un bambino che corre fino allo sfinimento (nella bocca del lupo), ora qualcosa si arresta. Subentra il calcolo, un’esitazione ad andare a seme. La vita non è più offerta senza condizioni. E la terra esita a riassorbirne i resti.

Si avverte già dai primi giorni di luglio, come un vago odore di putrefazione, un’ancora tenue vibrazione di lamento. Mi piace chiamarla: “L’angelo in decomposizione”, come il romanzo finale di Mishima, altrimenti conosciuto come Lo specchio degli inganni.

Tutti gli ortaggi a radice, o che devono trattenere le energie nelle foglie, o nelle coste, dovrebbero nascere passata la porta del Cancro: i cavoli, ad esempio, non sono piante nel pieno dello sviluppo, perché trattengono tutte le sostanze nelle foglie (o nella infiorescenza - che non è un vero fiore). Le piante che devono arrivare al frutto, come i pomodori, dovrebbero invece nascere prima dell’estate: i nati dopo quel limite non avranno lo stesso vigore.

Ma ora che ci avviciniamo alla fase più acuta del buio, dobbiamo affrontare il lento spegnersi dell’anno. Non è solo decadimento. Non è solo marcire. La cosa difficile ora è lasciare andare. Portare fuori la spazzatura. Non conservare gli involucri vuoti. Non è tempo per acquisti. E’ tempo di fare spazio.

Arriverà il nadir, arriverà il punto più basso, il sole si fermerà, proprio nei giorni delle (consolatorie?) gozzoviglie festive. Gli antichi vivevano i giorni attorno al soltizio di inverno, con spavento. Ma questo toccare il fondo è necessario per passare la porta del Capricorno, o porta degli Dèi. E proprio il giorno di Natale (che un tempo era la festa del Sol Ivictus, il sole che risorge) il cammino riprende. Ai primi di gennaio l’energia ritorna in circolo. E’ ancora quasi tutta in potenza, ma è tanta quanto lo spazio che si è fatto.