Fame di luce

Perché tanta fibrillazione? La città in questi giorni è un formicaio scoperchiato. A malapena il tempo di salutarsi.

E’ naturale, il sole da ieri è fermo all’orizzonte. Chi lasciasse perdere regali, gozzoviglie e visite obbligate avvertirebbe lo stallo. Perché altrimenti affannarsi in giorni in cui non c’è niente da fare?

Non c’è niente da fare: perché altrimenti abbuffarsi in famiglia lamentandosi delle abbuffate obbligatorie con i familiari? E’ fame di luce che si tenta di ammutolire.

La terra, in questi giorni, non vuole essere toccata. Bene ha fatto quest’anno il gelo a sigillarla. In questa sospensione tra l’ultimo espiro e un nuovo inspiro, non c’è bisogno di ricordare. Tutto sembrerebbe inutile. Preferisco lasciare andare il bene e il male, i gusci vuoti, gli involucri rotti delle mie azioni.

pic-0078.jpgSembra impossibile ricominciare, e in un certo senso dev’essere così, perché anche di questa esperienza si distilli in un farmaco per il prossimo risveglio. Perché non puoi rivivere se non hai prima attraversato una piccola o grande morte. Perché non si può ricevere se non hai lasciato andare.


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