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shivakali

Il Grande Yoga è come la grammatica dell’inglese che si insegna a scuola. E’ molto semplice. Vi sono una frase, delle parole, una punteggiatura. Il Grande Yoga è la percezione molto acuta della punteggiatura. Noi siamo abituati a porre attenzione alle parole, ma la porta del divino si trova nella punteggiatura. Le virgole, i punti, segnano una pausa tra due segmenti, tra due proposizioni, tra due frasi. La virgola, il punto sono l’infinito, il vuoto. (…)

Tra due respirazioni, vi è una virgola. Tra due sentimenti, tra due pensieri, vi è una virgola. Tra un gesto e l’altro, vi è una virgola. La magia del Grande Yoga è che ogni esperienza di vita è seguita da una virgola, e lo yogin può continuamente agire e abbeverarsi all’infinito, avendo la coscienza di questa punteggiatura. La nostra vita è troppo spesso come un testo senza punteggiatura, crediamo che le parole siano incollate l’una all’altra all’infinito. Quando cominciamo a meditare, siamo spaventati dall’immenso magma di parole che ci spingono sempre avanti e ci fanno passare a lato della nostra vita. Ci sentiamo bombardati dalla nostra attività mentale caotica che ingoia la nostra punteggiatura e ci lascia spossati, vuoti di senso.

A poco a poco, dell’aria penetra nelle nostre meditazioni. Il magma di parole diviene come un filo d’argilla che si stende fra due mani. Tutto a un tratto vi è uno strappo, un silenzio, un vuoto, una virgola e la vera vita ricomincia. Questa sosta ci permette di essere presenti, di riprendere il nostro respiro, di entrare in piena Coscienza nel gruppo di parole che seguono. Questi istanti di vuoto sono come delle aree di riposo durante una lunga ascensione, ci permettono di renderci conto di quello che stiamo facendo e di gustarlo pienamente.

Daniel Odier
Tantra
Neri Pozza

spiraleIl Tantra è l’apertura totale alla realtà, senza esclusioni e priva di qualsiasi paura e senso di colpa. Perché solo quando si lasciano aperte tutte le porte tocchiamo il divino. Ovvero: il Tantra è tutto ciò che più segretamente desideriamo e - proprio per questo - temiamo: essere liberi. Pura immediatezza, che scavalca le regole, qui ed ora.

Dire altro su questa antichissima tradizione, non è compito mio: la materia del resto sfugge per sua natura alle definizioni. Ora il Tantra è qui, e un attimo dopo è già altrove. Consiglio vivamente di visitare il sito di Daniel Odier, ma soprattutto di leggere Tantra, che è il racconto, illuminante, del suo apprendistato presso la yogini kashmira Lalita Devi.

Noi comunichiamo con il divino solo quando accettiamo l’intera gamma dei nostri pensieri e delle nostre emozioni.

Il Grande Yoga è bere, mangiare, toccare, vedere, camminare, dormire, urinare, defecare, sentire, restare silenziosi, parlare, sognare, sedersi, attraversare la strada, salire nel bus, attraversare città e paesaggi, sguardi e suoni, bellezze e brutture senza mai essere separati dal divino che è in noi. Nessuno yoga è superiore a colui che non teme di immergersi nella realtà. Fuori della realtà, non vi è alcuna traccia dell’assoluto.

Daniel Odier
Tantra
Neri Pozza

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Non si lotta contro il vento

Ho un ricordo della primavera in cui lessi il libro di Odier. La primavera è quel momento dell’anno in cui tutte le forze della natura ci chiedono di esplodere all’esterno. Se non si è pronti, se, come quest’anno, abbiamo ancora le foglie secche dell’anno scorso accanto alle gemme gonfie, le nostre stesse forze ci si ritorcono contro.

In quel periodo avevo investito tutti i miei risparmi in una grossa serra che feci installare sul mio terreno. Volevo rendere definitiva la mia professione di agricoltore, legarmi al luogo dove mi ero stabilito, pensando che un’investimento così importante mi obbligasse a dare il meglio di me.

Successe che… fino ad allora avevo amato il vento (e segretamente continuavo ad amarlo). Ma incominciai a temerlo. Avevo qualcosa in più da perdere: il vento poteva, da un momento all’altro, strappare il telo della serra. Ogni straccio sollevato lanciava un allarme. Passavo le notti ventose paralizzato nel mio letto, nudo in ogni fibra di fronte alle forze della natura.

Mi sognai alla finestra di casa. Vidi la palma turbinare nel vento, ma appena mi avvicinai al vetro vidi qualcosa di enorme arrivare, una gigantesca tromba d’aria. Capii allora che di fronte a quella forza non esisteva più serra, né casa, né cardini da riassestare. Niente poteva fermarla.

E sentii allora che - dentro il mio cuore - io ero con il turbine che tutto avrebbe travolto, io stavo con lui: lo attendevo, lo desideravo. Il grande scioglimento, la danza… arrendermi finalmente alla realtà che non si lotta contro il vento. E’ un dato di fatto: che sugli eventi non abbiamo nessuno controllo, che in un attimo tutto può scomparire. I più si gettano in un fatalistico sconforto. Il Tantra ci suggerisce altro: che solo questo è il principio della vera libertà. Solo allora davvero tutto può accadere.

Contrariamente a quello che la maggior parte del genere umano pensa, non vi è alcun rischio a gettarsi nel turbine, ma non ce ne rendiamo conto che dopo aver saltato, e ciò che è difficile è saltare: “Saltare è il grande Yoga!”.

Qualcosa doveva aver segretamente lavorato in me, attraverso le mie mani, se è vero che spesso ci costruiamo le nostre rovine piccole o grandi. Ogni volta che iniziavo a mettere mano alla serra per renderla più sicura, uno strano malessere mi prendeva, o venivo distolto da qualche lavoro più urgente. Passarono i mesi. Infine, a maggio, un mulinello d’aria sollevò il telo strappandolo veramente. Il giorno dopo, camminando sotto il tunnel, guardai in alto: vedevo il cielo. La mia paura si era alla fine realizzata, ma rivedevo il cielo. Mi venne allora in mente una frase, una frase di Devi all’allievo Odier:

L’essenza del sadhana tantriko è attendere ad ogni istante che un nuovo velo si squarci

 

 

Chi

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